Elia Viviani conferma i pronostici

I velocisti italiani protagonisti sul traguardo di Tel Aviv. La maglia rosa cambia padrone: da Tom Dumoulin a Rohan Dennis.

Se Gerusalemme ieri era apparsa un po’ freddina nell’accoglienza alla corsa rosa, con una partecipazione all’evento che le immagini televisive facevano apparire più curiosa e marginale che effettivamente coinvolta, il trasferimento del Giro a Tel Aviv ha avuto modo di evidenziare luoghi affollati e densi di appassionati festanti a bordo strada, quasi ovunque. Quanto meno, nei luoghi dove ciò era possibile, in considerazione che la seconda tappa in terra d’Israele si è consumata per la maggior parte lungo splendide e larghe autostrade. Una folla eccitata, da far temere in alcune circostanze, situazioni a rischio incolumità dei corridori. L’imponente servizio d’ordine ha dato l’idea di essere addestrato principalmente a scongiurare gravi pericoli di natura di ordine pubblico, considerata la zona da sempre particolarmente sensibile a situazioni precarie in tal senso, maturate da anni e anni di tensioni di carattere geopolitico. Un servizio però che è apparso impreparato a gestire situazioni ordinarie legate a un evento ciclistico. Tantissime persone assiepate ai margini, in un infinito cordone umano. Troppo spesso però sporgenti verso la strada per scattare foto o realizzare video con i cellulari, con il fine di immortalare il passaggio della corsa. Fortunatamente però, alla fine della seconda giornata agonistica, si può tirare un sospiro di sollievo. Mettendo in bilancio una giornata da ritenere sicuramente molto positiva da un punto di vista organizzativo, e un indiscutibile successo anche dal punto di vista mediatico.

Si attendeva una tappa dedicata alle ruote veloci e così è stato. Un copione che è stato rispettato anche nei confronti del vincitore di tappa: il super favorito Elia Viviani ha confermato i pronostici, aggiudicandosi la prima tappa in linea del Giro d’Italia edizione 101. Mettendo in fila Jakub Mareczko, Sam Bennett, Niccolo' Bonifazio e Sacha Modolo. Un pullulare di bandierine italiane nella “top ten” dell’ordine d’arrivo della tappa di Tel Aviv. È bene sottolineare subito però, che parte del gotha delle ruote veloci ha deciso di disertare quest’anno la corsa rosa. Se è vero che gli assenti non hanno mai ragione, è anche giusto e opportuno per la cronaca, cercare di capirne le cause. La più plausibile, forse, è quella che i grandi sprinter non hanno gradito le sempre più numerose insofferenze da parte di Mauro Vegni e soci, che con i loro sempre più frequenti disappunti hanno rimarcato la disapprovazione nel vedere i grandi protagonisti degli sprint abbandonare la corsa alla vigilia delle montagne. Un atteggiamento poco edificante per corridori professionisti, programmato con eccessivo cinismo e noncuranza, tale da essere interpretato come una forma irriguardosa e priva di rispetto nei confronti dell’organizzazione oltre che – cosa ancora più grave –, dell’evento stesso. Se così fosse, nessun rimpianto per loro. Da consigliare magari a RCS SPORT, di intraprendere sempre più nel futuro, la via già sperimentata con successo dalla Vuelta. Meno arrivi per velocisti (5 sulla carta, compresa la tappa finale, potrebbero essere sufficienti), privilegiando invece finali nervosi e insidiosi in grado di garantire più emozioni e imprevedibilità.

Tornando alla volata che ha visto emergere il pronosticato Elia Viviani, c’è da dire che l’iridato della pista, ha usufruito solo in parte del lavoro della propria squadra. Cercando di sfruttare con freddo opportunismo, le scie dei corridori della Bora Hansgrohe. Alla fine, pur suscitando qualche perplessità per la sua posizione abbastanza nelle retrovie ai meno 900 dal traguardo, Viviani ha saputo farsi trovare al posto giusto ma soprattutto, con l’eccezionale colpo d’occhio tipico del pistard, ha saputo scegliere il momento opportuno quando è schizzato sulla ruota di un esplosivo Jakub Mareczko che ai meno 300 ha deciso di uscire allo scoperto. Da più parti si sono levate critiche nei confronti del velocista della Wilier Triestina-Selle Italia per la sua scelta frettolosa di lanciarsi nello sprint. Analizzando più attentamente quelle fasi, viene piuttosto da ritenere che frettolosa sia stata tale critica. In una volata dominata in maniera perentoria dallo sprinter veronese, il corridore di Citracca e Scinto è stato l’unico che ha inteso contrapporsi con una mossa coraggiosa. Attendere oltre, avrebbe significato accettare con rassegnazione l’evidente superiorità di Elia Viviani. Se andiamo a ripercorrere i tanti sprint di Mark Cavendish sulle strade del Giro e del Tour, ai tempi in cui sembravano non esistere avversari per il fuoriclasse dell’Isola di Man, i pochi che si sono tolti la rara soddisfazione di spuntarla nei suoi confronti, è perché in quelle circostanze sono stati abili a giocare d’anticipo e scegliere i tempi giusti. Pertanto, nel rispetto delle gerarchie che adesso lasciano intravedere un Viviani super e difficilmente contrastabile, diamo atto del coraggio del giovane Mareczko che, possiamo esserne certi, ci proverà anche domani nell’ultima tappa in Israele, sul traguardo di Eilat.

La maglia rosa cambia padrone – Per Dumoulin è stato sufficiente lasciare il giusto gap tra sé e gli avversari nella crono inaugurale. Non sarà Rohan Dennis a turbare i suoi sogni rosa. Lo si è vista chiaramente quando con il massimo disinteresse ha permesso all’australiano del team BMC di andare a raccogliere i secondi di abbuono che il traguardo volante di Cesarea, metteva a disposizione. Bottino pieno per Dennis, che adesso veste la maglia rosa con 1” di vantaggio sull’olandese che anche attraverso questi atteggiamenti, sembra raccogliere l’eredità di Miguel Indurain. Un’analogia che è bene sottolinearlo, avrà bisogno di tantissime e ulteriori verifiche sulla strada. Intanto però, si è già stabilità una sorta di unità di intenti tra BMC e SUNWEB. Per Dumoulin e compagni ciò potrebbe significare minore stress e minore tensione da spendere nelle prime tappe, dove almeno la difesa del simbolo del primato può essere delegata ad altri. Un ragionamento perfetto, sul quale risulta difficile dissentire. A parte qualche dubbio che può affiorare, sulla sacralità del simbolo maglia rosa.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Elia Viviani (ITA) Quick Step Floors 3:51:20
  2 Jakub Mareczko (ITA) Wilier Triestina - Selle Italia s.t.
  3 Sam Bennett (IRL) Bora - Hansgrohe s.t.
  4 Niccolo Bonifazio (ITA) Bahrain - Merida s.t.
  5 Sacha Modolo (ITA) EF Education First - Drapac s.t.
  6 Clément Venturini (FRA) AG2R - La Mondiale s.t.
  7 Ryan Gibbons (RSA) Dimension Data s.t.
  8 Manuel Belletti (ITA) Androni Giocattoli - Sidermec s.t.
  9 Baptiste Planckaert (BEL) Katusha - Alpecin s.t.
10 Jean-Pierre 'Jempy' Drucker (LUX) BMC Racing Team s.t.

l'ordine d'arrivo completo della seconda tappa

CLASSIFICA GENERALE:
  1 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 4:03:21
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:01
  3 Victor Campenaerts (BEL) Lotto - Soudal 0:03
  4 José Isidro Maciel Gonçalves (POR) Katusha - Alpecin 0:13
  5 Alex Dowsett (ENG) Katusha - Alpecin 0:17
  6 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 0:19
  7 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 0:21
  8 Maximilian Schachmann (GER) Quick Step Floors 0:22
  9 Tony Martin (GER) Katusha - Alpecin 0:28
10 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:28

la classifica generale completa dopo la seconda tappa

Uno, due: il monologo di Elia Viviani

Dopo Tel Aviv il velocista veronese si impone anche a Eilat, la tappa dell'attraversamento del deserto.

Tanto timore, ma poi il passaggio del Giro nel deserto è scivolato attraverso una incessante monotonia. Fatta eccezione per gli scenari mozzafiato, inediti per la corsa rosa che nelle sue 101 edizioni non aveva mai oltrepassato i confini europei. Con il vento, che in occasione del passaggio della corsa ha spirato sempre a regimi ordinari e con le temperature che non sono mai andate oltre i 32 gradi. Tutta una serie di situazioni tenute tranquillamente sotto controllo dal gruppo, che non ha mai rischiato di dividersi in ventagli. Una situazione meteo nella norma, ma forse anche un pizzico di spirito di non belligeranza da parte dei corridori. Un mix di situazioni che hanno contribuito a far registrare una cronaca agonistica piuttosto scarna. Nella quale c’è solo da mettere in evidenza la lunga fuga di Barbin (Bardiani CSF), Boivin (Cycling Israel Academy) e Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec). Una tentativo partito al km. 1, che si è protratto fino ai meno 7 per il corridore della Bardiani CSF, e 1.200 metri in in più per gli altri due.

Il grosso del plotone ha inteso gestire così il tentativo dei tre fuggiaschi, allo scopo di favorire una gestione di corsa che privilegiasse anche oggi le ruote veloci. Un copione che è stato rispettato con estrema precisione. Un finale convulso a livello di percorso, con grosse rotonde e inversioni di marcia particolarmente critiche, che però il forte del plotone ha saputo gestire ottimamente. Poi, la volata. Questa volta è l’irlandese Sam Bennet a cercare di giocare d’anticipo, costringendo la maglia ciclamino Elia Viviani ad uscire allo scoperto. Lo sprint dell’irlandese non è il massimo quanto a correttezza e rispetto della linea retta sulla quale affrontare il testa a testa con i principali avversari. Le sue deviazioni verso destra spingono il vincitore della tappa di ieri verso le transenne. Costringendolo a far tesoro delle sue esperienze di pistard per mantenere l’opportuna calma e sangue freddo. Un atteggiamento che viene alla fine premiato. Elia Viviani riesce a risalire e respingere negli ultimi 75 metri l’ostruzionismo al limite del regolamento di Sam Bennet. Regalandosi la seconda vittoria di tappa consecutiva; l’ultima in terra israeliana. Alle sue spalle Sacha Modolo recupera sul corridore irlandese e va a conquistare la piazza d’onore.

Tutto immutato in classifica generale. A questo punto sono affidate alle prossime tre tappe in Sicilia - dopo il giorno di riposo di domani - le possibilità delle prime scremature e di ulteriori selezioni. Prima dei due arrivi in salita del prossimo fine settimana.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

 1 Elia Viviani (ITA) Quick Step Floors 5:02:09
2 Sacha Modolo (ITA) EF Education First - Drapac s.t.
3 Sam Bennett (IRL) Bora - Hansgrohe s.t.
4 Jakub Mareczko (ITA) Wilier Triestina - Selle Italia s.t.
5 Danny Van Poppel (NED) Lotto NL - Jumbo s.t.
6 Jens Debusschere (BEL) Lotto - Soudal s.t.
7 Manuel Belletti (ITA) Androni Giocattoli - Sidermec s.t.
8 Baptiste Planckaert (BEL) Katusha - Alpecin s.t.
9 Mads Pedersen (DEN) Trek - Segafredo s.t.
10 José Isidro Maciel Gonçalves (POR) Katusha - Alpecin s.t.

l'ordine d'arrivo completo della terza tappa

CLASSIFICA GENERALE:
 1 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 9:05:30
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:01
  3 José Isidro Maciel Gonçalves (POR) Katusha - Alpecin 0:13
  4 Alex Dowsett (ENG) Katusha - Alpecin 0:17
  5 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 0:19
  6 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 0:21
  7 Maximilian Schachmann (GER) Quick Step Floors 0:22
  8 Tony Martin (GER) Katusha - Alpecin 0:28
  9 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:28
10 Carlos Alberto Betancur Gómez (COL) Movistar 0:29

la classifica generale completa dopo la terza tappa

Chaves & Yates: fantasia e coraggio solo per pochi

Sul primo arrivo in salita del Giro 2018, si è avuta l’impressione di riprendere lo stesso filo conduttore che avevamo lasciato nel corso dell’ultima settima dell’edizione 2017. Tensione, paura di attaccare e un controllo spietato. Tutto questo, nonostante alcuni dei più autorevoli favoriti per il successo finale stessero dando segnali di una lucidità non ottimale. Il punto di domanda converge sul perché su un’asperità abbastanza impegnativa qual è l’Etna, non si sia cercato di mettere in difficoltà gente come Froome, che quanto a gare a tappe di tre settimane è tra gli atleti in attività, il rappresentante più autorevole. Oppure, Tom Dumoulin. Vincitore lo scorso anno della corsa rosa, apparso subito tonico e competitivo nella crono d’apertura a Gerusalemme. Due campioni che però, sulle rampi finali dell’ascesa verso il nostro vulcano insulare più importante, hanno dato l’idea di giocare abbastanza in difesa. I motivi che hanno generato  questa sorta di non belligeranza potrebbero essere riassunti in un motivo semplice, da ritenere, se fosse vero, banale per la sua ovvietà: la mancanza di gambe.

Un deficit che ha aggiunto prudenza e ulteriore esortazione a un atteggiamento attendista a tutti coloro che invece avrebbero dovuto cercare nella tappa dell’Etna, di strappare secondi preziosi a quelli che sapranno avvantaggiarsi dei 34,5 Km a cronometro che metterà a disposizione la tappa Trento-Rovereto, il prossimo martedì 22 maggio. Un’analisi che, in estrema sintesi, nel doverla riassumere attraverso i nomi dei corridori che non possono ritenersi assolutamente appagati del pareggio scaturito dal primo arrivo in salita, può trovare riscontro nell’ordine d’arrivo. Prendendo in considerazione esclusivamente gli atleti che hanno accusato un distacco di 26” dalla coppia della Mitchelton-Scott, composta dal vincitore di giornata Johan Esteban Cháves Rubio e dalla nuova maglia rosa Simon Yates. Coppia per la quale il giudizio da esprimere sarà ovviamente di segno del tutto opposto, la cui ottima performance sarà analizzata successivamente.

Scorrendo l’ordine d’arrivo si può notare che Pinot, Bennet, Pozzovivo, Lopez Moreno e Carapaz, sono i corridori che si sono piazzati alle spalle dei due atleti in forza al team australiano. Ai quali, procedendo sempre secondo il piazzamento conseguito nella sesta frazione, si devono aggiungere i nomi di Dumoulin, Aru e Froome. Tre corridori che, pur salvando la pelle, hanno palesato chiare difficoltà nel salire verso l’Osservatorio Astrofisico. È chiaro allora, che se le forze in campo sono queste, sussiste il rischio di doverci rassegnare a una sorta di marcia di accompagnamento, nella quale i principali favoriti correranno a fianco di quelli che dovrebbero essere invece, i loro avversari. Poco spazio alla fantasia e meno che mai, al coraggio. Speriamo non sia così, ma l’Etna purtroppo ha detto questo.

Un giudizio che però, per fortuna, può valere per molti, ma non per tutti. Chaves Rubio e Yates, compagni di squadra alla Mitchelton-Scott, hanno mostrato un atteggiamento del tutto opposto a quello dei colleghi. Un comportamento talmente inusuale che nelle fasi di gara, sono stati in molti a non capire. A domandarsi perché, un candidato al successo finale, piazzato alle spalle di Nibali nel 2016, sia voluto entrare in un tentativo di fuga a lunga gittata, come l’ultimo dei carneadi. Domande che sono proseguite quando Yates ha inteso rilanciare ai meno 1600 metri dal traguardo, dando l’idea in effetti, di andare a rincorrere il compagno di squadra Chaves, in quel momento da solo al comando. Alla fine però, in termini di secondi, quell’azione azzardata ha dimostrato tutta la sua efficacia. Basta scorrere l’attuale classifica generale: Yates in rosa, Dumoulin a 16”, Chaves a 26”, Pozzovivo a 43”, Pinot a 45”, l’ex leader Dennis a 53”. Più indietro, a oltre un minuto, Chris Froome e Fabio Aru. Se domami a Praia a Mare, sarà tregua, sarà bene che nessuno si addormenti nel fine settimana. Spazio alla fantasia.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 4:16:11
  2 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott s.t.
  3 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:26
  4 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 0:26
  5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:26
  6 Miguel Angel López Moreno (COL) Astana 0:26
  7 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 0:26
  8 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:26
  9 Fabio Aru (ITA) UAE Team Emirates 0:26
10 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 0:26

l'ordine d'arrivo completo della sesta tappa

CLASSIFICA GENERALE:
  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 22:46:03
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:16
  3 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 0:26
  4 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:43
  5 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:45
  6 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 0:53
  7 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 1:03
  8 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 1:10
  9 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 1:11
10 Fabio Aru (ITA) UAE Team Emirates 1:12

la classifica generale completa dopo la sesta tappa

Sam Bennet gioca d'anticipo

Il velocista irlandese stravolge le precedenti strategie e sceglie il gioco d’attesa. I tempi questa volta sono quelli giusti e sul traguardo di Praia a Mare mette in fila la maglia ciclamino Elia Viviani e Niccolò Bonifazio

Facile a dire, “non c’è due senza tre”. Sul lungo rettilineo di Praia a Mare, Elia Viviani ha dovuto piegarsi all’irlandese Sam Bennet, già protagonista, sul traguardo di Eilat, di uno sprint che andava oltre i limiti consentiti dal regolamento. Fu molto abile in quella circostanza, quanto a freddezza e lucidità, Elia Viviani. Abile a respingere quell’attacco pirata, e procedere poi nel suo vittorioso recupero. Sul lungomare della località calabrese, si è assistito ad un film del tutto diverso – addirittura opposto – a quello che venne proposto nell’ultima tappa in terra d’Israele. Il corridore del team Bora-Hansgrohe ha preferito questa volta giocare sul recupero, piuttosto che anticipare i tempi. Non senza però, essersi preoccupato prima, di battezzare la ruota giusta: quella di Elia Viviani. A quel punto, riuscito nell’intento, sono bastati poco più di 50 metri al velocista irlandese, per saltare il collega della Quick Step-Floors.

Senza bisogno di addentrarsi in ulteriori e più approfondite analisi, la sostanza del terzo sprint a ranghi compatti del Giro edizione 2018, può stare tutta in questa sintesi alla quale risulta inutile aggiungere più di tanto. Come è stata evidente la supremazia di Viviani nelle due volate che hanno caratterizzato l’ultimo fine settimana, tanto naturale ed ovvio deve apparire il successo di Bennet a Praia a Mare. Forte, ma anche intelligente nell’ aver voluto sperimentare una strategia diversa nell’affrontare la sfida. Non era andata bene giocare d’anticipo l’ultima volta, le sue opzioni si sono riversate allora sul gioco d’attesa. Un gioco non facile quello di centrare i tempi giusti, per un velocista che deve fare i conti sui centesimi di secondo. Bennet è stato capace di esibirsi in un possente recupero attuato in pochissimi metri, che la dice lunga sulla potenza e l’esplosività del corridore in maglia nero-verde. Ognuno degli attori poi, avrà modo di analizzare più a fondo i propri comportamenti e magari, Elia Viviani avrà modo di riflettere su quanto possa essere stato opportuno scegliere la ruota di Sacha Modolo. Consentendo a colui che si era dimostrato come uno dei suoi avversari più temibili, di prendergli la scia. Un atteggiamento quello di Elia Viviani che, anche con il senno di poi, può risultare comunque difficile contestare. Perchè in fondo, quello che il veronese ha concesso a Bennet, è stato l’esiguo spazio di circa 75 metri. Uno spazio nel quale Viviani ha avuto modo di affidare alla sua potenza. Solo che questa volta non gli è stato sufficiente, essendosi trovato di fronte uno che in questa circostanza, si è dimostrato più forte e più esplosivo.

Accantonata la tappa per i velocisti, il Giro riprende la sua risalita verso il Nord, affrontando due tappe che, per quanto diverse una dall’altra, proporranno entrambe due arrivi in salita. La classifica generale appare al momento ben delineata, ma il terreno che attende i corridori in questo fine settimana è sicuramente adatto a intervenire sulla stessa, potendo procurare anche, importanti variazioni. Molti si stanno interrogando sull’affidabilità e la lealtà tra i due leader della Mitchelton-Scott, mentre invece sarà più opportuno focalizzare sugli atteggiamenti che intenderanno adottare in questo fine settimana, gli altri contendenti alla maglia rosa. La strategia della formazione australiana è apparsa chiara nella tappa dell’Etna. Yates e Chaves svolgeranno ruoli complementari, ma molto spesso alternativi. Ciò consentirà loro di giocare su due contesti diversi. Sviluppando al contempo, il gioco d’attacco e quello di rimessa. Andare d’accordo e rispettare questa strategia potrà tornare comodo a entrambi, che potranno sfruttare due differenti opportunità. Non sono certo l’attuale maglia rosa e il sempre sorridente colombiano a doversi interrogare sulle rispettive attuali condizioni di forma. Avendo dimostrato entrambi di possedere un’ottima gamba, essendo stati gli unici sull’Etna, a guadagnare secondi importanti su tutti i favoriti. Chissà che, addirittura, l’arrivo di domani al Santuario di Montevergine, possa consentire loro di guadagnare ancora. Sfruttando anche solo ed esclusivamente il tempo messo a disposizione dagli abbuoni concessi ai primi tre dell’ordine d’arrivo.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Sam Bennett (IRL) Bora - Hansgrohe 3:45:27
  2 Elia Viviani (ITA) Quick Step Floors s.t.
  3 Niccolo Bonifazio (ITA) Bahrain - Merida s.t.
  4 Sacha Modolo (ITA) EF Education First - Drapac s.t.
  5 Danny Van Poppel (NED) Lotto NL - Jumbo s.t.
  6 Jakub Mareczko (ITA) Wilier Triestina - Selle Italia s.t.
  7 Clément Venturini (FRA) AG2R - La Mondiale s.t.
  8 Mads Pedersen (DEN) Trek - Segafredo s.t.
  9 Jürgen Roelandts (BEL) BMC Racing Team s.t.
10 Jens Debusschere (BEL) Lotto - Soudal s.t.

l'ordine d'arrivo completo della settima tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 26:31:30
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:16
  3 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 0:26
  4 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:43
  5 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:45
  6 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 0:53
  7 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 1:03
  8 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 1:10
  9 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 1:11
10 Fabio Aru (ITA) UAE Team Emirates 1:12

la classifica generale completa dopo la settima tappa

Giovani alla ribalta: è la volta di Richard Carapaz

Qualche colpo di scena sul secondo arrivo in salita a Montevergine di Mercogliano. Incidente meccanico e una caduta per Chris Froome. L'ascesa verso il Santuario si svolge all'insegna del controllo reciproco. Ne approfitta la maglia bianca Richard Carapaz, l'ultima scoperta di Eusebio Unzue.

Alla fine sono sempre i più giovani a tentare qualche azzardo. Il traguardo di Montevergine di Mercogliano non era certo un traguardo inedito per il Giro d’Italia e le frequenti ascese che si sono susseguite negli ultimi 20 anni hanno sempre evidenziato una salita interessante, ma scarsamente selettiva. A rigor di logica pertanto, era chiaro che non erano attesi sfaceli, quanto a variazioni nella classifica generale. Resta il fatto però che qualcosa è pur accaduto e l’ottava tappa, posta come giornata di vigilia all’ascesa sicuramente più importante verso Campo Imperatore, ha esaltato le doti di un non ancora venticinquenne ecuadoregno (l’Accademia della Crusca accetta anche questo attributo, oltre a quello di ecuadoriano) che risponde al nome di Richard Carapaz, in forza al team Movistar.

Una formazione che alla vigilia della partenza della corsa rosa aveva sollevato critiche fondate per essersi presentata priva di tutti e tre i suoi elementi più rappresentativi: Quintana, Valverde e Landa. Da esperto stratega e scopritore di talenti, Unzue ha tirato fuori dal cilindro questo atleta sudamericano, le cui effettive potenzialità sono ignote un po’ a tutti. Forse anche a Unzue. Il gesto atletico che è stato capace di esibire Carapaz sulle ultime rampe verso il santuario campano, non lascia spazio ai dubbi. Il ritmo con il quale ha lasciato il gruppo inseguitore per riportarsi su quello che restava del plotone degli attaccanti di giornata composto da Van der Sande, Torres, Mohoric, Bouwman, Polanc, Villella e Montaguti, la dice lunga sulle sue potenzialità. Un attacco sferrato proprio nel momento in cui un violento temporale con pioggia e grandine, si stava abbattendo sulla corsa. Alle spalle del corridore sudamericano si sono piazzati Formolo, Pinot e Battaglin; i primi a tagliare il traguardo del gruppo inseguitore composto da 28 unità, giunto con un ritardo di 7” dal vincitore.

Un bilancio che lascia in classifica generale la situazione pressochè invariata. A parte la considerazione che con la vittoria di oggi e il conseguente guadagno di 10” di abbuono, Carapaz occupa adesso l’8a posizione della classifica a tempi, con un tempo superiore di 1’06” dalla maglia rosa Simon Yates. Scavalcando proprio Froome che adesso gli è dietro di 4”. Un’analisi a parte va sicuramente dedicata al vincitore di 4 Tour de France, sceso in Italia con i favori del pronostico. Per adesso la sua corsa è stata caratterizzata da tutta una serie di imprevisti che inevitabilmente stanno minando il suo rendimento. Seppure la sua classifica sia da intendersi tutt’altro che compromessa. È risultato chiaro tuttavia che la lucidità che può anche intendersi direttamente proporzionale alla sua tranquillità, non sta dando segnali confortanti. Più volte si è visto Froome distratto o forse, troppo concentrato a controllare il computer posto sul manubrio - ispiratore e condizionatore da sempre delle sue azioni –. Atteggiamenti che possono comportare il rischio di pericolose sbandate. La stessa caduta che lo ha visto protagonista nel tratto in salita verso il Santuario, rappresenta un segnale poco rassicurante. Domani sul Gran Sasso, il contesto sarà diverso e la frazione numero 9 è sicuramente da ritenere la più insidiosa tra le tappe appenniniche.

Per ritrovare un contesto ancora più insidioso bisognerà attendere la tappa di sabato prossimo dello Zoncolan. Questa precisazione per affermare che i tempi dell’attendismo e della pretattica sono finiti. Domani chi ha ambizioni alla maglia rosa dovrà uscire allo scoperto. Gli alibi non reggeranno più. Il gioco in difesa potrà favorire e potrà ispirare solo coloro che non sentono una buona gamba. Una regola che vale per tutti, nessuno escluso. Perchè anche Dumoulin, quello che sicuramente uscirà più avvantaggiato dalla crono di Rovereto, non potrà affidarsi soltanto a quella. Considerato che ci saranno altre tappe insidiose che anticiperanno e seguiranno quella prova contro il tempo. Alla vigilia della seconda giornata di riposo i bilanci saranno più chiari; le attenuanti per quelli che si dimostreranno poco temerari, non saranno credibili. Si ha l'impressione che tra i primi a capire questa teoria, ci sia proprio la coppia della Mitchelton–Scott che, nonostante la maglia del primato sia a coprire attualmente le spalle di Simon Yates, difficilmente domani starà alla finestra a guardare. Perlomeno questa, è l’impressione.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 5:11:35
  2 Davide Formolo (ITA) Bora - Hansgrohe 0:07
  3 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:07
  4 Enrico Battaglin (ITA) Lotto NL - Jumbo 0:07
  5 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 0:07
  6 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:07
  7 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 0:07
  8 Patrick Konrad (AUT) Bora - Hansgrohe 0:07
  9 Michael Woods (CAN) EF Education First - Drapac 0:07
10 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 0:07

l'ordine d'arrivo completo dell'ottava tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 31:43:12
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:16
  3 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 0:26
  4 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:41
  5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:43
  6 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 0:53
  7 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 1:03
  8 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 1:06
  9 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 1:10
10 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 1:11

la classifica generale completa dopo l'ottava tappa

La conferma della rosa, i punti di domanda di Froome e Aru

I cedimenti di Froome a Aru confermano il loro trend negativo. A quasi metà Giro il Gran Sasso conferma la rosa di Yates.

Era chiaro che il Gran Sasso d’Italia, con l’arrivo posto alla quota di Campo Imperatore, avrebbe avuto molte cose da dire. Quanto meno, emettere delle sentenze che, se non definitive, sarebbero state da interpretare, alla vigilia della seconda giornata di riposo, con un’importanza molto particolare. Per assurdo, se la lunga fuga di giornata avesse avuto un’evoluzione positiva, tale da far sì che i big non avessero da giocare tra di loro la vittoria di tappa, il responso di questa più importante tappa appenninica del Giro 2018, avrebbe potuto creare una maggiore selezione.

Una fuga di giornata partita praticamente al Km 0, che ha visto protagonisti Cherel, Ballerini, Masnada, Boaro, Visconti, Andreetta, Benedetti, Wellens, Berhane, Carthy, Belkov, Brambilla, Didier e Turrin. Qualche chilometro più tardi a questo plotone di attaccanti si è aggiunto anche Boivin. Un tentativo che a 50 Km dal traguardo ha toccato l’apice del vantaggio, raggiungendo i 7’25”. Non pochi, nonostante la parte più insidiosa della frazione e l’arrivo in quota fossero sempre da affrontare. Particolare questo, non certamente secondario, che ha indotto il forte del gruppo composto da tutti i big, a darci dentro e tentare il ricongiungimento. Un tentativo che ha visto coinvolte soprattutto le formazioni della Mitchelton-Scott (il team della maglia rosa) e l’Astana. Alla fine, con il gruppetto dei battistrada che andava sempre più sfoltendosi con l’intensificarsi della salita verso Campo Imperatore, è rimasto da solo al comando Fausto Masnada, corridore dell’Androni Giocattoli-Sidermec. Fino ad oggi la compagine più garibaldina in questo primo scorcio di Giro d’Italia. Il corridore bergamasco ha visto infrangersi i sogni di gloria ai meno 2700 metri dal traguardo. In quel momento i big si sono fatti sotto per andare a giocarsi la tappa in uno sprint ristretto. Molto ristretto, sarebbe il caso di dire. Perchè sulle ultime rampe, hanno segnato il passo due contendenti importanti del calibro di Chris Froome e Fabio Aru. La coppia della formazione australiana della Mitchelton-Scott composta dalla maglia rosa Simon Yates e il colombiano Esteban Chaves, ha cercato, proseguendo sul medesimo atteggiamento che ha caratterizzato il loro modo di correre in queste prime nove tappe, di raccogliere il risultato di tappa; ma soprattutto, di guadagnare altri preziosi secondi sui corridori che alla vigilia da Israele, godevano dei favori del pronostico per la vittoria dell’edizione 101 della corsa rosa. Sul Gran SassoYates ha lasciato da parte la cavalleria e opportunamente, si è concesso la vittoria di tappa in maglia rosa. Andando a raccogliere il suo primo successo parziale  nella nostra corsa più amata. Alle sue si è piazzato il francese Thibaut Pinot che dal Tour of the Alps va palesando senza interruzioni, un’ottima condizione. Più indietro Chaves, Pozzovivo e il vincitore della tappa di ieri, Richard Carapaz. Al momento, sono questi cinque gli atleti che sembrano possedere la gamba giusta. La risposta che si attendeva dalla nostra montagna insulare più elevata è stata questa. Un verdetto che per alcuni, loro malgrado, ha dato segnali del tutto opposti tanto che, con oltre un terzo di gara alle spalle, la “top five” dei favoriti che, con consensi abbastanza concordi veniva sottolineata alla partenza da Israele, deve essere rivista per almeno tre quinti. Infatti, a forza di evocare la terza settimana, Chris Froome e Fabio Aru avranno da valutare invece, nella seconda giornata di riposo, se non sia il caso di lasciare il Giro che, più per la loro attuale scarsa competitività, che per la quantità di tempo - per quanto importante – che vede ognuno di loro distante dall’attuale leader Yates, appare di per sé, abbastanza compromesso (Froome 11° a 2’27”; Aru 15° a 2’36”). Ciò che manca a entrambi e che fa apparire la loro situazione senza una chiara via d’uscita, è la reciproca scarsa reattività. La totale assenza di cambio di ritmo. Osservazioni e accuse che due anni fa venivano rivolte anche a Vincenzo Nibali, dopo tutta una serie di performance negative. In particolare dopo quella che sembrava l’ormai irreversibile débâcle sul traguardo di Andalo. In quella circostanza eravamo addirittura all’indomani dell’ultimo giorno di riposo, con appena cinque tappe da disputare. Il fuoriclasse siciliano seppe poi compiere il miracolo. Trasformando in trionfo, una situazione che appariva irrimediabilmente compromessa. Ma, come si sa, "non tutti i giorni, è domenica".

Può starci di tutto, ma se vogliamo attenerci a quello che ha detto la tappa del Gran Sasso, analizzando tale verdetto sequenzialmente a ciò che hanno espresso le otto tappe precedenti, il responso appare se non irreversibile, comunque poco confortante per i due soggetti analizzati. Come pure, alla luce di quanto va da giorni affermando il diesse dell’Astana, Beppe Martinelli, sembrano scemate nel volgere di una settimana, le ambizioni di Miguel Angel Lopez. Nell’ultima frazione appenninica il colombiano ha lasciato sul terreno 12 secondi. Gli stessi accusati dall’attuale favorito Tom Dumoulin. C’è da sottolineare tuttavia che se per l’olandese era ipotizzabile un finale in difesa, il giovane sudamericano aveva messo alla frusta i suoi uomini e la sua formazione è stata determinante per il ricongiungimento al plotone degli attaccanti di giornata. Martinelli ha spiegato poi, nel corso del “Processo alla tappa”,  le cause del cedimento del suo atleta nel finale di gara. Quando Ciccone, Pozzovivo e Pinot hanno inteso forzare il ritmo: "mancanza di gambe".

Martedì la corsa riprenderà proponendo quattro frazioni nelle quali non si evidenziano particolari difficoltà, tali da modificare sensibilmente la classifica generale che invece, subirà mutamenti nel corso del week-end, nelle tappe dello Zoncolan di sabato e di Sappada di domenica. Posti i grossi punti interrogativi sui due big Froome e Aru, la situazione appare piuttosto fluida per quanto concerne le parti alte della classifica a tempi. Premesso che, non sta scritto da nessuna parte che l’attuale maglia rosa debba cedere nell’ultima settimana. La filosofia di rimandare, o quanto meno concedere troppa importanza all’ultima parte del Giro, sta diventando un tormentone che rischia di mettere fuori strada molti attesi protagonisti. L’antologia della corsa rosa è piena di storie di campioni che si sono messi in evidenza già nelle prime frazioni e che poi nel finale, hanno confermato la loro superiorità e il loro particolare stato di grazia. Dai trionfi di Roche, a quelli di Bugno, Chioccioli, Berzin, Tonkov e in epoche più recenti, i successi di Basso, Di Luca, e la prima vittoria di Vincenzo Nibali. Tra l’altro, la Mitchelton-Scott sta correndo bene, ottimizzando al meglio le potenzialità della coppia d’assalto composta dal ritrovato Chaves e dal giovane attuale leader. Tutto questo al di là dei sospetti, da ritenere scarsamente fondati, di una rivalità tra i due che, al contrario, stanno dimostrando una formidabile compattezza e unità d’intenti.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 5:54:13
  2 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ s.t.
  3 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott s.t.
  4 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:04
  5 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 0:04
  6 Davide Formolo (ITA) Bora - Hansgrohe 0:10
  7 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 0:12
  8 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:12
  9 Miguel Angel López Moreno (COL) Astana 0:12
10 Giulio Ciccone (ITA) Bardiani Valvole - CSF Inox 0:24

l'ordine d'arrivo completo della nona tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 37:37:15
  2 Johan Esteban Chaves Rubio (COL) Mitchelton - Scott 0:32 
  3 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:38
  4 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:45
  5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:57
  6 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 1:20
  7 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 1:33
  8 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 2:05
  9 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 2:05
10 Michael Woods (CAN) EF Education First - Drapac 2:25

la classifica generale completa dopo la nona tappa

Matej Mohoric: il predestinato lascia il segno

Lo sloveno, annunciato come uno dei favoriti per la vittoria di tappa, cerca l'azione già nelle prime battute di gara. Nel finale ci riprova e gli resterà al fianco soltanto il tedesco Nico Denz che batte nello sprint a due. A Gualdo Tadino è andata di scena un'altra interessante frazione appenninica nella quale è ucito di classifica Esteban Chaves, giunto sul traguardo con oltre 25 minuti di ritardo dal vincitore.

Una tappa, la decima del Giro, che chi segue il ciclismo da tanto tempo, aveva sicuramente già segnato con l’evidenziatore. La tappa più lunga della corsa rosa edizione 101 e soprattutto, particolare non trascurabile, una frazione che arrivava dopo il secondo giorno di riposo. Con un clima che sta facendo registrare importanti escursioni termiche rispetto alle temperature che i corridori hanno trovato in Israele e nelle successive tappe siciliane e dell’Italia meridionale. Un cocktail di situazioni che sono risultate fatali al simpaticissimo vincitore della tappa dell’Etna Esteban Chaves che, da piazzato nella generale a 32” dal compagno Simon Yates, si è visto costretto a lasciare sul terreno la bellezza di 24’51” alla maglia rosa. Un distacco incolmabile che lo costringe a dire addio ai sogni di primato e che risolve di per sé il problema dei due capitani all’interno del team Mitchelton-Scott. La versione ufficiale che spiega la grave defezione del corridore colombiano parla di mal di gola e difficoltà respiratorie. Una nota dolente e sicuramente la nota di cronaca più importante di questa frazione vissuta sempre all’insegna del massimo agonismo.

Un eccesso di agonismo che oltre a Chaves ha tolto presto dai giochi anche tutte le ruote veloci che le due asperità, entrambe valide come Gran Premio della Montagna, Fonte della Creta e Bruzzolana, proposte nei primi 60 Km di gara, avevano già fatto fuori. Ad eccezione di Sam Bennet, già vincitore venerdì scorso, sul traguardo di Praia a Mare. Una cronaca agonistica davvero ricca, quella che ha proposto questa tappa che partita dall’Abruzzo e che, dopo aver toccato le Marche, è andata a concludersi in terra umbra, nella caratteristica cittadina posta ai piedi dei Monti Sibilini.

Il vincitore, lo sloveno Matej Mohoric, è stato sicuramente l’assoluto mattatore di tale frazione. Non solo per il massimo risultato conseguito, ma tanto e piuttosto per come si è reso protagonista già dalle prime battute di gara. Da quando al Km 3 è stato determinato a inserirsi in una fuga di 13 unità. Una fuga che si è poi esaurita al Km 103 quando, anche l’ultimo degli attaccanti, il pluri iridato della crono Tony Martin, è stato ripreso dal forte del gruppo inseguitore. Lo spirito particolarmente agonistico del quale era invasato oggi il plotone, ha finito per coinvolgere anche la maglia rosa Simon Yates, che sul traguardo volante di Sarnano, posto al Km 154, è andato a incassare i 3 secondi di abbuono precedendo Pinot e Ballerini. Subito dopo questo traguardo parziale c’è stato l’attacco del solito Frapporti, sul quale si sono riportati Villella e Mohoric. La stessa coppia che poi, sul GPM di Annifo, ha raggiunto e staccato l’ex battistrada. Lo sloveno però, ha dato sempre l’idea di voler cercare gloria solitaria.

Nei lunghi tratti in discesa ha tentato più volte di far fuori il bergamasco, al punto poi, di riuscirci davvero. Più tardi, su di lui si è riportato il tedesco Nico Denz. È finita che i due sono andati a giocarsi la tappa allo sprint. Sprint che Mohoric ha preso nella posizione di testa, una condizione pericolosa che consente all’avversario di controllare e nel caso, di scattare secco agendo di sorpresa. Lo confesserà anche in conferenza stampa il talentuoso sloveno, sostenendo però che dopo una tappa così difficile e dispendiosa, sono più le gambe che la posizione, a decidere l’esito della sfida. Le classiche considerazioni, giuste e opportune quanto si vuole. ma cariche anche di quel pizzico di spavalderia che può tornar bene concedersi “con il senno di poi”. A risultato acquisito, quando tutto ha filato per il verso giusto.

Resta però il fatto inconfutabile che Mathej Mohoric, forte dei suoi 23 anni, è uno dei massimi talenti del ciclismo professionistico; dalle potenzialità ad oggi, espresse solo in minima parte. Come pure la maglia rosa Simon Yates, adesso più che mai padrone assoluto in casa Mitchelton-Scott. Lo attendono alcune frazioni prima dello Zoncolan di sabato, le cui caratteristiche fanno sì che lui possa ritenere amiche, o quanto meno, non  ostili. L’inglese si è presentato in sala stampa sereno e sorridente, e alla domanda di quanto tema la terza settimana, ha fornito una risposta che la dice lunga sul suo pensiero: «Temo di più la cronometro di Rovereto». Una risposta nella quale si può intravedere la figura del collega che ad oggi, ritiene che sia il suo avversario più pericoloso. Quel Tom Dumoulin che nel finale di gara è stato vittima di un incidente meccanico che lo ha costretto a mettere piede a terra. L’olandese vincitore del Giro 2017 è stato comunque bravo a rientrare in meno di un paio di chilometri. Può darsi davvero che la maglia rosa, con la sua esternazione, abbia colto nel segno.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Matej Mohoric (SLO) Bahrain - Merida 6:04:52
  2 Nico Denz (GER) AG2R - La Mondiale s.t.
  3 Sam Bennett (IRL) Bora - Hansgrohe 0:34
  4 Enrico Battaglin (ITA) Lotto NL - Jumbo 0:34
  5 Davide Ballerini (ITA) Androni Giocattoli - Sidermec 0:34
  6 Mads Würtz Schmidt (DEN) Katusha - Alpecin 0:34
  7 Francesco Gavazzi (ITA) Androni Giocattoli - Sidermec 0:34
  8 Jarlinson Pantano Gomez (COL) Trek - Segafredo 0:34
  9 Gianluca Brambilla (ITA) Trek - Segafredo 0:34
10 José Isidro Maciel Gonçalves (POR) Katusha - Alpecin 0:34

l'ordine d'arrivo completo della decima tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 43:42:38
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:41
  3 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:46
  4 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 1:00
  5 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 1:23
  6 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 1:36
  7 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 2:08
  8 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 2:08
  9 Michael Woods (CAN) EF Education First - Drapac 2:28
10 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 2:30

la classifica generale completa dopo la decima tappa

La farsa romana

Un Giro d'Italia sul quale si erano sprecati gli aggettivi positivi fin dalla sua partenza in Israele, vede consumarsi un epilogo che ha del grottesco e che palesa la forte superficialità con cui si arrivano a prendere decisioni insensate sulle quali è difficile trovare nesso e motivazioni. Responsabilità che nell'approfondimento, è opportuno sottolineare come esse non siano imputabili ad un solo ed esclusivo attore. Responsabilità che sono da cercare tra i corridori, la giuria e l'organizzazione.

Attraverso una prima riflessione che potrebbe sorgere spontanea, alla luce anche di casi clamorosi come abbiamo assistito negli ultimi anni al Tour de France, verrebbe da meditare sul perchè una protesta da parte dei corridori non si è mai sollevata in eguale misura sulle strade della Grande Boucle. Con la presa di posizione e la discesa in campo in prima persona, del leader della corsa. Il secondo punto è la giuria. Ci è sembrato che questo organismo abbia usato un atteggiamento troppo condiscendente a fronte di condizioni oggettive abbastanza opinabili. La terza parte tirata in causa, è l'organizzazione. Perchè in questo caso, due possono essere le ipotesi. Con la prima, pur riconoscendo la piena autonomia alla giuria, nel caso però questa avesse davvero sopravvalutato il problema segnalato dai corridori, verrebbe da pensare che nel confronto spontaneo che sarebbe scaturito tra le parti, il peso della società organizzatrice sarebbe stato davvero esiguo. Nel caso opposto – e qui viene sviluppata la seconda ipotesi – verrebbe da chiedere perchè sia stato accettato un percorso con evidenti criticità e perchè queste non sono mai state notate ed evidenziate nei vari sopralluoghi. Il senso della logica farebbe propendere a valutare quanto accaduto, come un clamoroso autogol da parte dei corridori. Anche se in questo caso, a effetto domino, scaturirebbero indirettamente tutta una serie di precarietà che sia pure in misura diversa coinvolgerebbero sia la giuria che l'organizzazione. Se si pensa al centro storico di Roma e a una delle sue parti più suggestive che coinvolge i Fori Imperiali, non si può fare a meno di non dare per scontato che ci siano da affrontare tratti di strada in selciato. Sarebbe come se alla Parigi-Roubaix qualcuno si lamentasse di trovare il pavè, o tratti di strada sconnessi. Come pure non è scritto da nessuna parte che l'ultima giornata di una grande gara a tappe deve essere ispirata alla goliardia o ai festeggiamenti. Qualcuno potrà obiettare che anche al Tour succede. Non sarà difficile però replicare a tale osservazione, che ciò capita fino all'ingresso sui Campi Elisi. Da lì in poi, molti dei superstiti rimasti in corsa, si mettono alla ricerca di un'affermazione prestigiosa che può assumere il valore di una classica. Un'ambizione che non si limita esclusivamente alle ruote veloci del gruppo, ma anche ad altri tentativi temerari, che nel corso degli anni hanno avuto interpreti eccellenti quali Bernard Hinault o Aleksandr Vinokurov. Per non parlare poi, in caso di prova contro il tempo prevista all'ultimo giorno, i rovesciamenti di fronte che si sono verificati sia al Tour (Janssen su Van Springel nel 1968 o Lemond su Fignon nel 1989) che al Giro d'Italia (in epoche recenti, Ryder Hesjedal su Joaquim Rodríguez nel 2012 oppure Dumoulin su Quintana, lo scorso anno).

Come pure, c'è da sottolineare l'atteggiamento poco elegante della maglia rosa Chris Froome che in molti hanno visto rivolgersi piuttosto seccato ai giudici di gara ad esortare l'annullamento della competizione in termini di tempi e distacchi. Una decisione che poi, così come è stato, gli ha assegnato anzitempo il Giro d'Italia, edizione 2018. Auguriamo a lui che per l'inesorabile legge del contrappasso, quest'affermazione per la quale può avere avuto troppa fretta nel vedersela riconosciuta, non gli venga poi sottratta da sentenze delle quali è in attesa da mesi. Per come è apparso fino ad oggi nei suoi atteggiamenti, verrebbe difficile in tal caso, ipotizzare una reazione di euforia da parte dell'olandese Dumoulin, che accetterebbe una pur sempre antipatica e troppo posticipata sentenza, conferirgli una titolarità scaturita al di fuori del contesto agonistico.

Del resto, buche o non buche, lo sprint di Roma ha messo in luce ancora una volta l'irlandese Sam Bennet, che rispetto al solito avversario Elia Viviani, ha dimostrato una maggiore accortezza a scegliere le traiettorie. Il veronese, ottimamente pilotato dai compagni, una volta che si è trovato alle transenne, ha avuto molte difficoltà a mantenere il comando nel testa a testa con Bennet. Proprio a causa del terreno dissestato che ha incominciato a litigare con la sua ruota posteriore. Però, se il ciclismo è sport di strada, può starci anche questo.Come pure, se Froome ha trovato il palcoscenico per la sua impresa nello sterrato del Colle delle Finestre, qualcun altro doveva comunque godere dell'opportunità di approfittare del selciato dei Fori Imperiali.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Sam Bennett (IRL) Bora - Hansgrohe 2:50:49
  2 Elia Viviani (ITA) Quick Step Floors 00:00
  3 Jean-Pierre 'Jempy' Drucker (LUX) BMC Racing Team 00:00
  4 Baptiste Planckaert (BEL) Katusha - Alpecin 00:00
  5 Manuel Belletti (ITA) Androni Giocattoli - Sidermec 00:00
  6 Sacha Modolo (ITA) EF Education First - Drapac 00:00
  7 Niccolo Bonifazio (ITA) Bahrain - Merida 00:00
  8 Clément Venturini (FRA) AG2R - La Mondiale 00:00
  9 Paolo Simion (ITA) Bardiani Valvole - CSF Inox 00:00
10 Fabio Sabatini (ITA) Quick Step Floors 00:00

l'ordine d'arrivo completo della ventunesima tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Chris Froome (GBR) Sky Professional Cycling Team 89:02:39
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:46
  3 Miguel Angel López Moreno (COL) Astana 4:57
  4 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 5:44
  5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 8:03
  6 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 11:50
  7 Patrick Konrad (AUT) Bora - Hansgrohe 13:01
  8 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 13:17
  9 Sam Oomen (NED) Sunweb 14:18
10 Davide Formolo (ITA) Bora - Hansgrohe 15:16

la classifica generale completa dell'edizione 2018 del Giro d'Italia

Osimo: tanti segnali, un solo mattatore

La maglia rosa concede il bis sulle difficili rampe che portano alla città marchigiana. L’olandese Dumoulin si difende strenuamente concedendo soltanto 2” al britannico.

La maglia rosa Simon Yates sta alzando sempre più il tiro. Mentre i suoi principali avversari danno l’impressione di centellinare le energie e di puntare sull’ultima settimana che, è bene chiarire, inizierà dal prossimo sabato con l’ascesa allo Zoncolan. Al contrario, il britannico sta correndo  come se il Giro finisse domani. Puntando ad approfittare dell’ottima condizione, per incrementare il divario tra sé e i più diretti contendenti. Quello che si è visto sulle rampe di Osimo ha dell’incredibile. Una serie di pendenze importanti che Yates ha affrontato partendo da lontano. Non si è trattato della solita fucilata, in grado di sferrare il colpo del ko, a pochi metri dal traguardo. L’azione del corridore della Mitchelton-Scott è partita da oltre 1700 metri prima della linea d’arrivo. Una distanza nella quale è più facile che a provarci sia un outsider, che confida nella remota possibilità che i big si controllino quell'attimo in più. Tale da consentirgli di avvantaggiarsi quel tanto, da risultare poi imprendibile. Ad Osimo però, la situazione è da intendersi con un’altra modalità interpretativa. La maglia rosa era tra tutti il corridore più controllato. Pertanto, nell’azione di Simon Yates, tutto ci poteva stare, ma non certo  il fattore sorpresa. Di sorprendente ci sono state soltanto le sue gambe che in agilità sono riuscite a far girare con il massimo rendimento un rapporto agile che gli ha permesso di fare la differenza. Una spavalderia disarmante che pone più di un interrogativo agli altri contendenti che, chi più, chi meno, hanno dovuto concedere ulteriori secondi all'attuale leader.

Un atteggiamento quello di Yates, che può essere valutato attraverso due ben distinte ipotesi. La prima potrebbe essere che il britannico, avvalendosi della spregiudicatezza figlia della sua giovane età, intenda monetizzare subito l’ottima condizione che, almeno al momento attuale, lo pone nettamente al di sopra degli altri. Con due vittorie di tappa e diversi giorni in maglia rosa, il suo bilancio è più che mai attivo. La leadership gli sta facendo acquisire esperienze importanti che gli torneranno sicuramente utili nell’immediato futuro. Un’altra supposizione, da intendersi anche complementare alla precedente, potrebbe essere che come va ammettendo da qualche giorno, il capitano della formazione australiana nutra il particolare timore di dover concedere diversi secondi a Dumoulin nella cronometro di 34,200 Km da Trento a Rovereto del prossimo martedì. Motivo per cui sta cercando di conquistare più tempo possibile nei confronti di colui che a tutt’oggi, sono ancora molti a ritenere il favorito per il successo finale.

In effetti, ad Osimo, l’olandese del team Sunweb ha raccolto un bilancio altamente positivo. A parte i 2” di distacco fatti registrare nei confronti di Yates e il lieve divario in termine di secondi di abbuono concessi, Dumoulin si è messo in luce con una prestazione davvero ottimale. Migliore addirittura, di tutti gli altri colleghi piazzati nei piani alti della classifica generale che però sulla carta, possono vantare rispetto a lui, una migliore attitudine per la salita. E' interessante notare che Dumoulin, dopo aver concesso qualche metro allo scatenato Yates nel momento in cui il britannico ha sferrato l’attacco, è riuscito sempre a mantenere costante il suo gap dal battistrada. Per cui, anche sul piano delle performances fornite, non sussiste un grosso divario tra i due. In più Dumoulin deve considerare che la sua prestazione è stata prodotta su un terreno che sicuramente strizza più l’occhio al britannico, che a lui.

Gli stessi Pinot e Pozzovivo gli sono stati inferiori come rendimento, avendo concesso al vincitore di tappa 8”. Più indietro si è piazzata la rivelazione Richard Carapaz, il cui gap è stato di 23”. Qualche cenno di ripresa lo ha dato invece Fabio Aru. Piccoli segnali, ma avendo notato il sardo sempre in affanno da inizio Giro, il 10° posto di Osimo può anche indurre a un cauto ottimismo. Serve ovviamente la conferma che il suo rendimento nell’ascesa da Ovaro alla vetta dello Zoncolan di sabato prossimo, si trasformi assolutamente in una chiara e netta inversione di tendenza.

Foto Credit: LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

ORDINE D'ARRIVO:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 3:25:53
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:02
  3 Davide Formolo (ITA) Bora - Hansgrohe 0:05
  4 Alexandre Geniez (FRA) AG2R - La Mondiale 0:08
  5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 0:08
  6 Patrick Konrad (AUT) Bora - Hansgrohe 0:08
  7 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 0:08
  8 Maximilian Schachmann (GER) Quick Step Floors 0:11
  9 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 0:18
10 Fabio Aru (ITA) UAE Team Emirates 0:21

l'ordine d'arrivo completo dell'undicesima tappa

CLASSIFICA GENERALE:

  1 Simon Yates (GBR) Mitchelton - Scott 47:08:21
  2 Tom Dumoulin (NED) Sunweb 0:47
  3 Thibaut Pinot (FRA) Groupama - FDJ 1:04
  4 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain - Merida 1:18
  5 Richard Antonio Carapaz Montenegro (ECU) Movistar 1:56
  6 George Bennett (NZL) Lotto NL - Jumbo 2:09
  7 Rohan Dennis (AUS) BMC Racing Team 2:36
  8 Pello Bilbao Lopez De Armentia (ESP) Astana 2:54
  9 Patrick Konrad (AUT) Bora - Hansgrohe 2:55
10 Fabio Aru (ITA) UAE Team Emirates 3:10

la classifica generale completa dopo l'undicesima tappa