Il ciclismo piange la scomparsa di Giovanni Iannelli e chiede chiarezza sui fatti

Il ciclismo piange la scomparsa di Giovanni Iannelli e chiede chiarezza sui fatti

Una volata come tante, con una caduta come tante,con un pilastro di cemento di un cancello a bordo strada non protetto, come poche altre volte, che sommato alla parziale mancanza delle transenne obbligatorie, hanno, forse, contribuito ad un tragico epilogo della gara.
Il crudele destino di Giovanni Iannelli, giovane 22 enne pratese, ciclista di buone speranze, lo attendeva a quel maledetto pilastro di cemento, sembra non protetto. La naturale velocità di una volata e il relativo forte impatto con la testa sul cemento ha frantumato il casco di protezione e non ha lasciato scampo al giovane ciclista.


Le condizioni di Giovanni sono apparse subito molto gravi. I soccorsi, piombati sul giovane steso a terra, si sono fatti largo tra alcuni curiosi accorsi per scattare foto. Altri si sono allontanati pieni di commozione e rispetto.
L’atroce dubbio, che rimbomba troppo spesso nella testa e nel cuore degli sportivi, dei suoi amici e genitori è sempre il solito: “con le giuste e dovute protezioni, “Ianne” si sarebbe potuto salvare”? questo non lo possiamo sapere e non lo sapremo mai. Di sicuro, sappiamo che questo incidente ci fa capire che le protezioni in uso non sono servite a salvare la vita del giovane pratese. E il ciclismo piange ancora una volta la scomparsa di una vita umana.

Una morte che forse si poteva e si doveva evitare.
Una morte che ha dato la vita ad un’altra persona, grazie agli organi di Giovanni che la famiglia ha deciso di donare. Era questo l’ingiusto destino del giovane corridore?
La scomparsa di Giovanni ha lasciato tutti senza parole e con tante malinconia. Tutti chiusi in un rumoroso silenzio di rispetto. A riportare gli animi alla realtà ci ha pensato il comunicato ufficiale della gara, omologata troppo in fretta, considerato il tragico epilogo. Così facendo il Giudice Sportivo ha evitato di informare la Procura Sportiva per le dovute indagine del caso. Evidentemente i referti dei Giudici non hanno ravvisto irregolarità come invece sono state evidenziate dalla parte offesa. Comportamento che ha scatenato polemiche e dichiarazioni e che ha portato alla creazione del gruppo facebook “Giustizia per Giovanni”.

Intanto, la Procura della Repubblica di Alessandria ha aperto un’inchiesta e la Procura del CONI l’ha seguita a ruota. Federciclismo e ACCPI sono rimasti in attesa.
Le Istituzioni sportive hanno manifestato la loro piena volontà per fare chiarezza sui fatti. Visto il particolare momento non ho ritenuto giusto svelare le testimonianze da me raccolte. Aspetterò gli esiti.
Io non sono molto fiducioso nella giustizia delle istituzioni sportive, spero, almeno questa volta, di sbagliarmi.
Ma intanto Giovanni non è più tra noi.

Walter Pettinati


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