Sciopero Giro d'Italia: la sconfitta dei Sindacati e della Federciclismo

Sciopero Giro d'Italia: la sconfitta dei Sindacati e della Federciclismo

La società cambia a velocità impressionante, le abitudini si sovrappongono come un gruppetto che “mena” in doppia fila. Il mondo del ciclismo non può e non deve stare a guardare. Dovrebbe stare al passo dei tempi, mantenendo le sue tradizioni e avere il coraggio apportare anche dei grandi cambiamenti. Per attuare il cambiamento ci vogliono persone adatte, appassionate, ambiziose e competenti.
Questa premessa per ritornare sul “fattaccio” di ieri che ha scosso le abitudini del ciclismo, galvanizzato i più fantasiosi commenti e le più impertinenti accuse ai protagonisti. Dopo un Giro duro e spettacolare, non si può, a mio avviso, accusare i girini con pesanti e immorali accuse.


Cerchiamo di ri-pedalare i momenti salienti

Giovedì, la 18° tappa ha messo a dura prova tutti i ciclisti. Tappone alpino di 207 km con quattro salite per oltre 5400 m di dislivello.
Ieri, la 19esima tappa della polemica.
Una tappa di 258 km interamente pianeggianti, allungata, sembra, di circa 6 km per lavori stradali in corso. La giornata fredda e piovosa che era nelle previsioni ha fatto il resto, portando i ciclisti allo sciopero per chiedere l’accorciamento di 100 km della tappa.
Ciclisti che, spesso e anche in questo Giro, sono chiamati a lavorare in situazioni e condizioni di insicurezza che hanno provocato anche brutte cadute. Non c’è quindi da meravigliarsi se alla fine gli animi siano esplosi.
Personalmente sono contrario alle lunghe tappe pianeggianti nei giri. Il ciclismo è spettacolo, le gare pianeggianti e lunghe, sopra i 200 km, offrono solo noia sia per gli spettatori sia per i ciclisti. Inutili anche per i velocisti. 
Questo Giro è stato bellissimo nei percorsi, ricco di spettacolo regalatoci dai protagonisti che vanno solo applauditi.

Chi ha fatto il ciclista sa bene quanto siano inutili queste tappe lunghe e pianeggianti. Se poi sono bagnate dal freddo e dal maltempo e a cavallo tra due tapponi finali di un bel Giro ….. ecco che i corridori (per me tutti d’accordo) hanno indetto il loro sciopero. Sciopero che non è stato indetto ufficialmente da un sindacato ma dal gruppo che a fine tappa, a mezzo di alcuni portavoce, ha dichiarato di aver rispettato la decisione del CPA.
L’ACCPI non è stato mai menzionato.

Cos’è il CPA
E’ il sindacato internazionale con presidente il nostro grande campione Gianni Bugno.

Cos’è ACCPI
L’Italia dispone del più longevo e glorioso sindacato sportivo: ACCPI!
Sindacato fondato dai nostri campionissimi che nel tempo si sono tramandati facendo un grande lavoro a sostegno dei corridori.
Il presidente attuale è Cristian Salvato, ex ciclista professionista che disdegna l’attività pubblica a sostegno di non si sa bene cosa. Insieme alla sua vice presidente Alessandra Cappellotto, hanno il merito di essersi amalgamati con la Federciclismo del presidente Di Rocco (e già questo la dice tutta). Non ho mai assistito ad una dura battaglia o presa di posizione per i ciclisti, per la loro sicurezza, per il ciclismo dilettantistico, femminile e giovanile.

Torniamo ai fatti.
I girini, poco prima della partenza, annunciano lo sciopero a nome del CPA presieduto da Gianni Bugno, impegnato per il consueto commento tecnico.
Bugno appare abbastanza sorpreso della decisione (come se non fosse stato nemmeno messo al corrente. Chi ha deciso per lui?) ma si dice in linea con i ciclisti per la cariche che ricopre.
Cristian Salvato, che avrebbe dovuto presiedere lo sciopero dei nostri, non si vede. Sarà intervistato e giudicato da una arrogante Alessandra Di Stefano che non gli concede di esternare le sue motivazioni interrompendolo di continuo e con modi aggressivi. Forse si è dimenticata che una conduttrice dovrebbe interagire e ascoltare gli ospiti e non imporre la sue (modesta) opinione. Forse si è montata la testa dopo la mansione ricevuta da mamma RAI? Sta di fatto che si meriterebbe un bell’esposto in RAI e al Governo che gestisce il nostro ente pubblico.

Gli scenari che emergono, per me, sono due:
1) i corridori, tutti d’accordo (nessuno si è dissociato), hanno deciso da soli, snobbando i loro sindacati;
2) i corridori hanno rispettato le decisioni del CPA.
In entrambi i casi, sarà la Procura Federale e Ordinaria a dover verificare le motivazioni ed assegnare le responsabilità.

Rimane il fatto, che ieri, l’unica grande brutta figura l’hanno fatta i sindacati, che sembrano aver perso la loro autorevolezza e che, insieme ad una Federazione senza anima, dimostrano di non sapere fare l’interesse dei ciclisti e del ciclismo.

Sollevo pertanto i ciclisti per la fatica inumana a cui sono chiamati a fare ogni giorno per pochi penny e i loro DS e Team Manager che hanno accettato, secondo me, con falsa disapprovazione, la loro decisione.

Non parlerei di sconfitta del ciclismo ma dellasconfitta delle Istituzioni sportive
In bicicletta ci sono sempre e solo i ciclisti che tanto ci emozionano con le loro imprese e che non si meritano di essere giudicati per un fatto, anche pesante, come quello avvenuto ieri.
Credo che lo sciopero di ieri sia figlio di un sistema malato da rifondare sui sani principi del nostro ciclismo, con occhi esperti e lungimiranti di persone altamente competenti e appassionate.

Walter Pettinati

 


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